Molino Besozzi: Piazza Trento e Umberto Boccioni


Tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, Milano si espande a macchia d’olio in ogni direzione, anche nel settore meridionale oltre la cinquecentesca Porta Romana. Così a fianco delle vecchie cascine (Altaguardia) comprese tra i bastioni e la nuova ferrovia si formano nuove vie e nuovi nuclei abitativi. Nell’area attorno a piazza Trento, vista anche la prossimità dello scalo ferroviario di Porta Romana, sorgono alcune industrie giusto al volgere del secolo. Nel 1903 in piazza Trento 13 viene costruita la Centrale Elettrica , nel 1906  il Molino Verga in viale Isonzo, 14 e nel 1911  il Molino Besozzi Marzoli  in via Adige 20.

Le origini dei Molini Marzoli datano al 1901, quando il capostipite, Cesare Besozzi, impianta a Varese il primo molino a granone costituendo il 15 aprile 1901 la Besozzi Marzoli & Comp.i, società in accomandita semplice.
La Società Anonima Molino Besozzi Marzoli viene costituita a Milano 10 anni dopo e precisamente il 1° Giugno 1911 e nel luglio dello stesso anno cominciano i  lavori di costruzione del fabbricato di via Adige. A metà marzo dell’anno successivo il grandioso stabilimento, completo dei macchinari allestiti dalla ditta Fratelli Buchler di Uzwil è già in funzione.
L’epoca è opportuna perché la città di Milano possiede ben pochi molini moderni ed uno stabilimento automatico, dotato di macchine e impianti modernissimi per l’epoca è quello che ci vuole.
Lo stabilimento è situato proprio all’ingresso della stazione ferroviaria merci di Porta Romana ed in prossimità delle Tranvie Interprovinciali (viale di porta Romana) e delle Tranvie del Ticino (viale di porta Lodovica). Molto innovativo, possiede una capacità produttiva giornaliera massima di 1000 quintali che raggiunge solo 10 anni dopo.
IL Consiglio d’Amministrazione è composto dai soci e tra questi il Presidente Cesare Trolli, nativo di Varese, costruttore edile. La sua fortuna come impresario edile nasce in Romania, dove lavora diversi anni costruendo numerosi edifici soprattutto per il governo rumeno. Gli altri due membri del consiglio di amministrazione sono Cesare Besozzi e Giovanni Marzoli, soci della società molitoria di Varese che porta il loro nome.
Cesare Besozzi, di Gavirate, è particolarmente versato nei problemi dell’industria molitoria, ne studia i rapporti nel campo commerciale e in quello economico sociale. Presidente dell’Associazione Granaria di Milano nel 1917, Presidente del Consorzio Lombardo dei Mugnai che fonda nel 1918, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Mugnai, fondata nel 1917. E’ stato anche  ideatore e promotore della Borsa Cereali di Milano, costituita il 15 marzo 1926.
Nel 1950, poco prima di lasciare definitivamente le redini al genero, Giuseppe Ferrario, da il via ai lavori di ristrutturazione dell’edificio di Via Adige, necessari ad accogliere i nuovi impianti molitori. Il molino milanese è composto dai silos che hanno una portata di circa 40 000 quintali, dal fabbricato ad uso pulitura dei grani, dal molino, dai magazzini, dal fabbricato per gli uffici e quello per l’officina, dai locali per deposito di benzina, lo spogliatoio per gli operai, la scuderia, il fienile, la rimessa ed il garage.
Tra i vari interventi conviene ricordare la costruzione della scala centrale, di forma elicoidale, ideata dall’amico Arch. Piero Portaluppi.
Nel 1970 la gestione del molino passa alla terza generazione, guidata da Enrico Ferrario che, sulla scia del nonno, oltre a rivestire la carica di Amministratore Delegato della M.B.M. S.p.A., sarà anche Presidente dell’Associazione Granaria di Milano, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Mugnai a Roma, Presidente dell’Associazione Europea dei Mugnai, nonché Presidente della Borsa Europea dei Cereali. 
E’ il figlio, Filippo Tancredi Ferrario, la quarta generazione, nel 2013, a portare a termine il processo di trasformazione del gruppo ormai in atto da tempo, accorpando tutte le attività nella sola Italmill e focalizzandole sulla produzione di lievito naturale, semilavorati innovativi e farine di alta gamma.
In questa nuova avventura, che affonda le proprie radici nella centenaria storia della M.B.M. S.u.r.l., Filippo è accompagnato non solo dal padre Enrico, ma anche dal Direttore Ennio Parentini (che di Italmill è diventato anch’egli azionista).

All’inizio del ‘900 l’area di piazza Trento si configura come un vero e proprio cantiere di modernità per l’epoca, con i suoi molini, officine e fumi liberati dalle ciminiere e dalle locomotive del vicino scalo. Il 30 giugno 1905 viene anche inaugurata la Centrale Termoelettrica Municipale, progettata dall’ingegner Tito Gonzales e che determina l’assetto iniziale del quartiere, allo scopo di fornire elettricità alla città di Milano contrastando il monopolio privato della Società Edison. Nel 1910, assieme all’avvio dell’impianto idroelettrico di Grosotto in Valtellina, a fianco della sala macchine viene edificata una monumentale stazione ricevitrice, ancora oggi ben conservata. Oggi l’edificio, dismesso nel 1952, funge da quinta meridionale della piazza e svolge la funzione di sottostazione e di custode, al suo interno, del l’archivio storico fotografico della Fondazione AEM.
Quest’area di Milano, così all’avanguardia, ispira uno dei più grandi artisti di quest’epoca, Umberto Boccioni, che vive proprio al civico 23 di Via Adige fin dal 1909. Il numero civico 23 corrisponde all’ultimo edificio di via Adige, che sbocca in piazza Trento: questa zona è stata un cantiere continuo dai primi anni del secolo fino al 1912, un cantiere che per di più richiamava la produzione di energia elettrica, una nuova forza intimamente ed emblematicamente legata alla poetica futurista. 
Da poco insediatosi nel nuovo appartamento, Boccioni dipinge Officine a Porta Romana (1909), quadro che accoglie i visitatori del Padiglione di Intesa San Paolo all’Expo. Il punto di vista rialzato della veduta mostra piazza Trento e l’attuale viale Isonzo, dove, a sinistra, sono riconoscibili una porzione del corpo dell’edificio della Centrale elettrica e una delle sue tre ciminiere (abbattute nel 1952). Boccioni, dunque, registra puntualmente ciò che vede dal suo balcone, un paesaggio urbano periferico, uno spazio incerto tra città e campagna, dove edifici industriali, officine e costruzioni civili si stanno progressivamente sostituendo ai terreni incolti di un’attività agricola che muore. Nel giugno 1910, per alimentare con acqua fredda i condensatori delle turbine della Centrale, lo stesso Gonzales fa costruire fra Piazza Trento e via Crema delle vasche per la rotazione dell’acqua al posto delle aiuole preesistenti. La notizia di avvio dei lavori, riportata dal Corriere della Sera, informa che «… centinaia di sterratori e migliaia di carrettieri cominciarono a togliere e a condurre lontano tutto il terreno di piazzale Trento e della larga via Crema». Non a caso nel settembre dello stesso 1910 Boccioni acquista una grande tela di metri 3x2 con l’intenzione di cercare «una sintesi del lavoro, della luce e del movimento», proprio mentre si stanno svolgendo le opere di sterramento di piazzale Trento e di via Crema per la costruzione delle vasche. Il pittore dal suo balcone deva dunque aver sotto gli occhi tutti i giorni quel viavai di centinaia di sterratori e migliaia di carrettieri che, insieme ai cavalli da traino, sono poi i veri protagonisti del grande quadro. Nel luglio 1911 sempre sotto gli occhi di Boccioni si apre un nuovo cantiere, quello per la costruzione del Molino Besozzi Marzoli. Sollecitato dal quotidiano tramestio dei lavori, l’artista puntualmente dipinge lo scavo per il nuovo edificio in La strada entra nella casa (1911), nel quale è raffigurata la madre dell’artista di spalle affacciata al balcone che osserva una quantità di operai impegnati allo scavo delle fondamenta del Molino.
Il quartiere mantiene la sua fisionomia industriale e di periferia (anche se siamo a meno di un chilometro da Porta Romana) sino agli anni Settanta, quando le industrie lasciano spazio un po’ alla volta a nuovi insediamenti residenziali.