Fratelli Ingegnoli


Nel 1789 Francesco Ingegnoli, originario del Lago Maggiore più precisamente di Sesto Calende, ingegnere fluviale lungo le sponde del Ticino e appassionato viticultore, decide di trasferirsi a Milano intenzionato a dar vita ad un’impresa industriale in campo agricolo: acquista un vasto terreno nella zona a nord della città, compreso tra piazza Duca d’Aosta e corso Buenos Aires, la cascina Mott allora in aperta campagna, al confine con le terre dei nobili Pozzobonelli e dei vivai dei Burdin, che verranno comperati dagli Ingegnoli nel 1877. Qui impiantano un vivaio per la produzione di gelsi, alberi da frutto, sementi per cereali e ortaggi da orto, il tutto secondo le più moderne tecniche del tempo.

Con l’arrivo dei Piemontesi, la famiglia Ingegnoli trova rifugio sul lago di Garda, precisamente a Gargnano e poi ad Abbiategrasso.

Quando le acque sembrano calmatesi la famiglia ritorna ai loro possedimenti milanesi ma nel 1864 viene assassinato. La moglie di Antonio Ingegnoli, Mare Consuo figlia di un armatore triestino, rimasta vedova con tre figli piccoli, riesce grazie ad una abile e attenta amministrazione dei suoi possedimenti a fare studiare i suoi figli e a dar loro una preparazione che li avrebbe resi famosi.

Francesco, il maggiore, studia all’istituto tecnico “Carlo Cattaneo” e successivamente comincia a viaggiare per l’Europa e lavora due anni presso un'importante ditta di Parigi con lo scopo di creare egli stesso una casa per la produzione, selezione e commercio delle sementi agrarie ed orticole. Questa esperienza sarà fondamentale per la sua attività di agronomo.

Vittorio, il secondo, studiò dai gesuiti e poi nel 1878 segue un corso biennale serale all’Accademia di Brera. Infatti, raggiunta la tranquillità economica, avrebbe seguito la sua vocazione di pittore. Amico di diversi pittori dell’epoca, fra cui Giovanni Segantini, diventa un importante consulente del fratello per la collezione di dipinti.

Paolo, il terzo figlio, anch’egli come il fratello studia all’istituto tecnico “Carlo Cattaneo”, dedicandosi più al commercio e all’attività immobiliare che non all’agronomia.

Nel 1878 i giovani fratelli Ingegnoli aprono a Milano, insieme a Domenico Lucchetti, un’attività per il commercio di crisalidi di bachi da seta, concimi, granoturco, semi di lino, ravizzone e sesamo. Questa società acquisterà l’azienda vivaistica confinante con i loro terreni Burdin Maggiore & C., in gravi difficoltà finanziarie. Due anni dopo i fratelli Ingegnoli si mettono in proprio.

Nel 1884 i tre fratelli Francesco, Vittorio e Paolo - figli del Dottor Antonio, Magistrato - trasformano l'attività floro-vivaistica nella: “Società commerciale in nome collettivo Fratelli Ingegnoli”, fondando uno dei primi stabilimenti agro-botanici europei.

La ditta Fratelli Ingegnoli producono e vendono semi vegetali, piante ed altri articoli attinenti all'agricoltura e all'orticoltura. Grazie ad una réclame ingegnosa ed appropriata fino ad allora sconosciuta in Italia, con articoli ricchi di notizie e di praticità sui principali giornali agricoli, con la pubblicazione di ben due-trecentomila cataloghi inviati annualmente in tutte le parti del mondo, superano difficoltà enormi, date le miserrime condizioni di tale industria in Italia, risvegliando un mercato quasi del tutto inattivo e contribuendo allo sviluppo dell'orticoltura razionale e moderna. Ottengono un vero successo con l’introduzione in commercio dei miscugli per la formazione di praterie e la produzione di campi di foraggio, allora lasciati alla formazione occasionale.

Francesco Ingegnoli è senz’altro l’anima dello sviluppo tecnico e della scelta di nuovi prodotti poiché investe fin da subito nel lavoro di ricerca collaborando con i migliori botanici italiani, così da perfezionare anche la selezione genetica e la produttività di cereali, piante fruttifere, specie foraggere. L'attività si avvia subito al successo!

Vittorio Ingegnoli è l’animo artistico: suo è l’imprinting artistico della “Casa” di corso Buenos Aires e dal 1882 cura le edizioni dei brillanti cataloghi diventati ormai un’icona dell’attività floro-vivaistica Ingegnoli, facendo diventare veri best seller i vari manuali, distribuiti in decine di migliaia di copie: Praticoltura, Dove e come si impianta un orto, Le malattie delle piante e Seicento modi per cucinare gli ortaggi. Da più di 100 anni i clienti utilizzano il catalogo per gli acquisti per corrispondenza che oggi, rappresentando buona parte del fatturato dell'azienda.

I Fratelli Ingegnoli introducono moltissime piante nuove in Italia provenienti sia dall’America del Nord e del Come dall’Asia. Ad esempio sono i primi ad importare in Europa, dal lontano Giappone, i Kaki la cui diffusione fu immediata; è del 1888 una lettera del Maestro Giuseppe Verdi indirizzata ai Fratelli Ingegnoli con la quale li ringrazia per l'invio di alcuni frutti ottenuti dalle prime piante prodotte nel vivaio e richiedendo per la propria tenuta di Sant’Agata alcune piante di quel frutto esotico.

Nel 1893 la Fratelli Ingegnoli partecipa alla realizzazione del parco Sempione su progetto dell’architetto Alemagna fornendo piante cresciute nei propri vivai. Tra le realizzazioni di molti giardini privati possiamo ricordare il parco della villa Ada del principe Troubetzkoy a Ghiffa ed il giardino a Milano del dottore Sacco.

A partire dal 1894 – 95 la nuova sede a MIlano è in Corso Loreto, 45 (oggi Corso Buenos Aires, 54). L’edificio, progetto dell’architetto Alfredo Campanini, stupisce i milanesi per la sua facciata elegante, scandita da bugnato e lesene con un sovrastante attico decorativo. Il grande scalone in marmo è sovrastato da sontuosi affreschi allegorici di Federico Quarenghi.

Questo è il primo intervento immobiliare di Paolo Ingegnoli, a cui seguirà la lottizzazione della vasta area dei terreni Ingegnoli e non solo, dato che la città si sta espandendo ormai ad un ritmo forsennato. A Paolo è riconosciuto il primato nelle iniziative ardite di commercio immobiliare e a lui si deve lo slancio imprenditoriale di inizio Novecento, che porta la ditta “F. e P. Ingegnoli”, costituita nel 1901, a introdursi nel settore del commercio di terreni e costruzioni di stabili per l’abitazione. Nel consiglio d’amministrazione di questa società entrarono i più importanti banchieri, commercianti e industriali dell’epoca. Nel 1907 questa società ebbe come socio di maggioranza assoluta la Banca Zaccaria Pisa. Quartieri interi e decine di edifici vengono costruiti da questa società nella parte nord milanese; un esempio di intervento immobiliare è la riqualificazione dell’impianto sportivo Diana che diventa un grande e lussuoso centro per il passatempo e il gioco d’azzardo.

A questo punto i vivai Ingegnoli si spostano ancora più fuori Milano, nell’allora aperta campagna. Nel Comune di Lambrate individuano un’ampia area di ben 44 ettari di terreno intorno all’antica Cascina Melghera, sita tra le attuali via Feltre e via Crescenzago dove gli Ingegnoli installano il loro vivaio principale con le varie serre. La zona, ancora lontana dall’essere urbanizzata, è un susseguirsi di terreni ancora incolti, boschetti e alcune cave ormai dismesse da anni, trasformate in laghetti, alimentati dal Lambro che scorre proprio lì vicino. Allora, il parco Lambro ancora non esiste e negli anni ’30 i Fratelli Ingegnoli uniscono due dei tre laghetti della zona generando l’attuale Lago Parco che verrà poi inglobato nel futuro Parco Lambro.

Nel 1901 Vittorio Ingegnoli apre a Roma un’attività identica floro-vivaistica e di agronomia simile a quella milanese ma dopo 7-8 anni decide di lasciarla al proprio nipote, figlio di Francesco, e ritornare a Milano.

Una parte degli utili provenienti dall’attività di immobiliarista vengono investiti da Paolo Ingegnoli in una delle più belle collezioni di dipinti di artisti italiani dell’800 e primo Novecento. Questa collezione, esposta nei saloni del piano nobile di palazzo Ingegnoli in corso Buenos Aires, verrà messa a disposizione della cittadinanza milanese che potrà visitarla.

I fratelli Ingegnoli diventano Commendatore della Corona d’Italia, Cavaliere del Lavoro e Cavaliere dei Ss. Maurizio e Lazzaro, medaglia d’Argento della Pubblica Istruzione e medaglia d’Oro del Ministero dell’Agricoltura, Commissario per gli Aiuti di Guerra dal sindaco di Milano, consigliere comunale a Milano, sindaco di Lambrate e sindaco di Turro, consiglieri di amministrazione di molte aziende.

Anche l’attività filantropica è sempre stata una loro prerogativa: partecipano a molti enti di beneficenza, donano negli anni molti terreni per attività, ricreative, didattiche, come pure asili ed edifici per la cultura, cedono terreni vennero ceduti a prezzo basso per la costruzione di case popolari. Non si possono poi tralasciare gli aspetti sociali e gli atti di liberalità fatti in quegli anni: nel 1900 viene concessa una partecipazione agli utili societari ai dipendenti, cosa assolutamente inedita e rivoluzionaria per quei tempi. Nel 1911 vengono donati 15 ettari di terreno, comprendenti la Cascina Rosa, all’università perché venisse realizzato parte del Politecnico ed un nuovo orto botanico poiché quello di Brera già allora era considerato superato. Nel 1925 viene donato al Comune di Milano un terreno di circa un ettaro, piazza Aspromonte, perché venga realizzato un bel parco.

L’attività immobiliare sembra volare sempre più in alto ma con la crisi del 1929, per non compromettere l’attività vivaistica e agronomica, sono costretti a vendere la prestigiosa collezione d’arte, ricorrendo alle aste del ’33 e del ’35. L’importanza della raccolta è tale che durante la settimana di esposizione dei pezzi, si stima che i visitatori siano stati più di 50.000, provenienti dall’Italia e dall’estero.

Da molti anni la sede della Società è alla periferia milanese, ma la direzione tecnico agraria e la produzione orto-vivaistica più rilevante è rimasta a Cologno Monzese, dove l’Azienda dispone di un’estensione di oltre 700 pertiche milanesi pari a cinquanta ettari di terreno.

Oggi gli Ingegnoli sono arrivati alla sesta generazione che amministra una fiorente società la quale, soltanto nella parte di attività di vendita per corrispondenza, annovera oltre duecentomila clienti.

Dal 1997 è  operativo il nuovo stabilimento di via Oreste Salomone, 65 in Milano (zona Mecenate). A disposizione di tutti i clienti, grossisti e privati, offre ampi spazi per il carico e lo scarico di merci con sistemi di fornitura rapidi ed efficienti. A partire dal 2010, alla periferia di Milano, è attivo il nuovo grande garden center in via O. Salomone 68 proprio di fronte alla sede. Organizzato su una superficie di oltre 6.500 mq , dispone di 800 mq di serre e di un ampio parcheggio.

Pur diventando una delle più conosciute aziende del settore sia in Italia che all'estero, il metodo di lavoro ed i valori della Famiglia Ingegnoli sono rimasti invariati nel tempo.